Una bella giornata abbiamo vissuto come comunità parrocchiale , oggi 30 settembre 1°domenica di Avvento. Un momento bello con tanta gente tanti tanti bambini, hanno risposto con i loro genitori all’appuntamento dato da don Fabrizio per l’arrivo delle reliquie di San Carlo Acutis.
Nella omelia, il nostro parroco , visibilmente soddisfatto, ricordava, rivolto ai bambini ma a tutti, che Gesù chiede di “Vegilare” per non farci trovare impreparati. L’attesa di Cristo non è un’attesa passiva, ma una speranza che lavora.
L’arrivo di una Reliquia, quella di San Carlo Acutis in questo stesso tempo di attesa, la sua presenza è un segno concreto che il Signore viene davvero e che la santità è possibile oggi.
La Vigilanza di S.Carlo Acutis: L’Autostrada per il Cielo è l’Eucaristia.
Dopo l’omelia, d.Fabrizio ha chiamato dinanzi all’altare, i bambini di 2° elementare per la recita del Padre Nostro. Al termine la benedizione con la reliquia per intercessione del Santo. Poi la reliquia e’ stata posta nel reliquiario .
Successivamente l’assemblea si è spostata in sala Parrocchiale e don Fabrizio ha posto un quadro di San Carlo intitolando la sala al santo stesso. Confidiamo anche nella intercessione di S.Carlo per i nostri giovani e ragazzi. Diversa gente ha manifestato grande apprezzamento per l’iniziativa e per la bella celebrazione della Messa.
CULTO DELLE RELIQUIE
Tra le manifestazioni della devozione cattolica nei confronti dei santi ha un rilievo particolare la venerazione delle reliquie. Il termine deriva dal latino “reliquiae” e significa letteralmente “resti”. Queste tradizioni hanno facilitato, nel Cristianesimo, la prassi di conservare i resti mortali dei santi martiri. Anche se il culto cristiano delle reliquie ha dei precedenti molto simili nel mondo pagano, nella Chiesa Cattolica è sempre stato animato dalla sola venerazione e non adorazione per i resti mortali di coloro che hanno seguito Cristo nel modo più autentico e puro possibile.
L’atto di devozione dei cristiani nei confronti dei resti mortali di un martire e o di un santo non sono il segno di una religiosità pagana che si rivolge a più divinità, ma sono l’espressione della consapevolezza che nel santo ha operato la grazia di Dio, e che il suo corpo o i suoi resti sono la testimonianza di come Dio ha agito nella storia e di come il singolo cristiano è riuscito nell’impegno di adesione di fede e di sequela del Redentore.
Con l’editto di tolleranza e il decreto teodosiano del 381 che stabiliva il cristianesimo religione dell’impero, cominciarono a sorgere nuove strutture, semplici edicole o sontuose basiliche commemorazione annuale del santo, per ricorrenze periodiche (come per la Sindone di Torino o le reliquie di san Gennaro a Napoli) o di particolare impegno nella preghiera in occasioni di gravi calamità o di eventi esterni drammatici o solenni (giubilei, visite papali, ecc.) Queste manifestazioni esterne della fede sono ancora oggi il segno e l’incentivo per un rinnovamento spirituale dei credenti che si raccolgono dinnanzi alla reliquia esposta. La chiesa riconosce nelle reliquie un legame tra il Cielo, dove vivono adesso i Santi presso Dio e la terra, dove i credenti possono venerare questi resti del Santo. Attraverso questa preghiera il credente è condotto a Dio grazie a un legame visibile. Contestato dalla riforma protestante nel XVI secolo, la legittimità del culto delle reliquie, è stata riaffermata dal Concilio di Trento (1545-1563), denunciandone, comunque, tutti gli abusi. Oggi la Chiesa cattolica veglia sull’autenticità delle reliquie e insegna, chiaramente, ai fedeli la distinzione tra il culto di adorazione riservato solo a Dio e il culto di venerazione che fa riferimento ai Santi. Alle reliquie le autorità ecclesiastiche riservano una speciale cura, vigilando al fine di assicurarne la conservazione e venerazione, ma soprattutto per evitarne gli abusi.
È quindi necessario che siano custodite in apposite urne sigillate, collocate in luoghi volti a garantirne la sicurezza, ma al tempo stesso ne rispettino la sacralità e ne favoriscano il culto costruite sul sepolcro dei martiri (“martyria”). Alle loro reliquie venne assegnato un posto d’onore, al di sotto degli altari su cui si celebra l’eucaristia, il principale, essenziale e più importante atto di culto della Chiesa cattolica.
IL CULTO TRIBUTATO ALLE RELIQUIE
L’importanza delle reliquie è stata sottolineata nei secoli con la formazione di riti liturgici specifici. Abbiamo ricordato la prassi, ancora in vigore nella Chiesa cattolica, di deporre nell’altare o al di sotto di esso, porzioni notevoli di reliquie di santi. La dedicazione di una nuova chiesa, che è tra i riti più solenni della liturgia episcopale, ed in particolare la dedicazione dell’altare per la celebrazione dell’eucaristia, sono ancora legati alla presenza dei frammenti dei santi quali testimoni, anche visibili, di cosa sia realmente la vita cristiana e la sequela fedele di Cristo. Il valore delle reliquie all’interno di una chiesa ha quindi questo senso prettamente ecclesiale, legato alla comunità cristiana che celebra intorno all’altare del Signore avendo sotto gli occhi la testimonianza di coloro che li hanno preceduti nell’impegno di una vita cristiana autentica. Alle reliquie, lo ricordiamo, è concesso un solo culto di venerazione, di rispetto ed omaggio che non è adorazione, riservato nella fede cristiana al Dio solo. I gesti di omaggio delle reliquie da secoli sono il bacio e l’offerta dell’incenso, come segno di odore soave, che dalla terra sale al cielo, simbolo della preghiera sincera rivolta a Dio. Una delle prassi diffuse a partire dall’XI sec. è quella delle ostensioni. Per il principio esemplare sopra ricordato, l’ostensione o le processioni con le reliquie sono occasione di grande festa per le comunità che le custodiscono soprattutto nel giorno della commemorazione annuale del santo, per ricorrenze periodiche o di particolare impegno nella preghiera in occasioni di gravi calamità o di eventi esterni drammatici o solenni (giubilei, visite papali, ecc.) Queste manifestazioni esterne della fede sono ancora oggi il segno e l’incentivo per un rinnovamento spirituale dei credenti che si raccolgono dinnanzi alla reliquia esposta.
PERCHE LE RELIQUIE
L’Istruzione recentemente promulgata dalla Congregazione delle Cause dei Santi – ( “Le Reliquie Nella Chiesa: Autenticità e Conservazione”. Roma 2017 ) – ha riportato l’attenzione su questo importante aspetto della religiosità popolare, come ricorda anche dal Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 1674) tra i “sacramentali”. Da sempre nella Chiesa le reliquie hanno ricevuto particolare venerazione e attenzione, poiché i corpi dei Beati e dei Santi, destinati indubbiamente alla risurrezione, sono stati sulla terra tempio vivo dello Spirito Santo, nonché strumento della loro santità. Le reliquie non possono però essere esposte alla pubblica venerazione senza il certificato con cui l’autorità ecclesiastica ne garantisce l’autenticità. La comprensione del culto delle reliquie nella Chiesa cattolica è legata alla grande importanza rivestita dal culto dei santi, ed in particolare dei martiri nella Chiesa dei primi secoli.
La commemorazione dei santi ha avuto inizio nella Chiesa con la memoria dei martiri, i testimoni della fede, che hanno professato la loro fede fino all’effusione del sangue anche di fronte alle minacce ed alla morte. Le commemorazioni dei martiri sono legate però in modo particolare al ricordo dei defunti. Da sempre nella storia umana è chiaro il rispetto quasi sacro che circonda le spoglie mortali. Quando un fedele cristiano aveva suggellato la sua fede con la professione nel sangue, la Chiesa lo onorava attribuendogli l’appellativo di “martyr” (dal greco, testimone). Questo appellativo era segnato sul sepolcro affianco al nome; nella liturgia i nomi dei martiri venivano letti nei dittici in chiesa durante la celebrazione eucaristica e questa pronuncia del nome ne sanciva il ricordo, non più privato ma pubblico ed ufficiale: il defunto o il santo non si ricordavano più nell’ambito privato, ma riguardava ormai tutto il popolo di Dio radunato nella memoria di un testimone della fede che diveniva modello per tutti, perché la sua suprema testimonianza di fede era un paradigma da imitare e da venerare da parte di tutti i credenti della Chiesa. La celebrazione di un martire era quindi legata alla registrazione ufficiale ed autentica del martirio, conservata presso le singole comunità cristiane che vivevano di quella memoria: si tratta quindi dei testi conosciuti come resoconti del martirio noti con il nome di “passiones o acta martyrum”.
Don Fabrizio