20 maggio 2018

 
 

Oggi, con la Pentecoste (la festa del cinquantesimo giorno da Pasqua), si conclude il Tempo di Pasqua.
L’opera della salvezza compiuta da Gesù con la sua morte in croce e la sua risurrezione raggiunge il suo culmine con il dono dello Spirito Santo ai suoi discepoli. Lo Spirito di Dio entra nel cuore dell’uomo e vi accende la luce della fede, il fuoco dell’amore, distrugge il peccato, suscita la gioia, infonde la pace. In una parola, è lo Spirito che comunica la salvezza acquistata da Gesù.

Cinquanta giorni dopo Pasqua, Gesù risorto e tornato al Padre manda il suo Spirito sugli apostoli riuniti con Maria, a Gerusalemme, nel cenacolo. È lo Spirito Santo che fa nascere la Chiesa, riunisce gli uomini di ogni nazione e di ogni lingua in un solo popolo: il Popolo di Dio.

Gesù aveva promesso il dono del suo Spirito.
Nel lungo discorso che rivolge ai discepoli prima della sua morte, riportato dal Vangelo di Giovanni, vi sono cinque annunci del dono dello Spirito Santo. Nel Vangelo di oggi (Giovanni, cap. 15, versetti 26-27 e cap. 16, versetti 12-15) sono uniti due di questi annunci: il terzo e il quinto, legati dal tema della rivelazione.
Gesù parla dello Spirito e lo chiama Paràclito, una parola derivata dalla lingua greca che significa “avvocato”, “difensore”, “consolatore”. Lo chiama anche Spirito di verità: «Quando verrà lui, lo Spirito di verità – dice il Signore – vi guiderà a tutta la verità».

Nel Vangelo di Giovanni, il termine “verità” ha un significato diverso da quello che intendiamo comunemente. La verità, per Giovanni, è una persona: Gesù stesso, la Parola fatta carne che rivela Dio. Lo Spirito Santo, dunque, ci guida a comprendere l’opera e la parola di Gesù. È come un maestro che ci parla di Gesù e ci guida alla fede.

Non è possibile vivere da cristiani senza il dono dello Spirito del Signore. Ecco perché oggi con la Chiesa preghiamo: «Vieni, Santo Spirito, riempi il cuore dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore».

 

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