Il regalo a don Luciano: un’icona della Trasfigurazione

 
 

Come don Luciano ha spiegato nel ringraziare tutta la comunità parrocchiale del regalo appena ricevuto, un’icona è un dipinto che si ascolta perché colori e figure parlano la lingua di Dio.

Opera dell’iconografo Aleksandr Stal’nov di San Pietroburgo, l’icona che decora la navata centrale della nostra chiesa propone l’episodio della Trasfigurazione cui la chiesa stessa è intitolata ed esprime tutta la teologia della divinizzazione dell’umanità. Lo stesso fa l’icona donata a don Luciano e realizzata da Francesca Pari: di dimensioni contenute, si mantiene, come quella maggiore, fedele ai modelli compositivi della tradizione.  Vediamoli insieme.

Nella parte alta troviamo Gesù che con una mano benedice e con l’altra tiene il rotolo simbolo della Parola. Accanto a lui si trovano Elia e Mosè: anch’egli ha in mano un rotolo simbolo del suo essere profeta, mentre Mosè regge una tavola di pietra nella quale è riportato il nome sacro di Dio rivelatogli sul monte Sinai, “io sono Colui che sono”. Oggetto della conversazione fra i tre è l’esodo di Gesù che si compirà a Gerusalemme e di cui la morte dei due profeti, avvolta nel mistero, è preannuncio.
La figura luminosa di Cristo, anticipo della manifestazione del Risorto, è avvolta da una mandorla celeste che indica la presenza di Dio. Essa è costituita da tre cerchi di diverse tonalità di azzurro che simboleggiano i cieli e dalla quale escono otto raggi luminosi. Di questi, quattro si uniscono a formare una croce per sottolineare lo stretto legame dell’evento con la Passione.
Nella parte bassa dell’icona si collocano i tre discepoli Pietro, Giovanni e Paolo. Nei Vangeli è scritto che per lo spavento «caddero sui loro volti». Perciò sono rappresentati scomposti nelle loro figure, per esprimere il timore che coglie l’essere umano di fronte alla manifestazione del divino. 
Fa da sfondo alla composizione la montagna, luogo privilegiato dell’incontro dell’uomo con Dio: una montagna volutamente essenziale per evocare il paesaggio roccioso tipico di Israele.

Rispetto alle composizioni iconografiche tradizionali della Trasfigurazione questa di Francesca Pari si caratterizza per la luminosità e la trasparenza dei colori. L’iconografa infatti ha voluto con questa scelta  richiamare i significati più profondi dell’episodio evangelico: luce rivelata agli uomini, manifestazione dello splendore divino.

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