Omelia tenuta da MONSIGNOR FAUSTO TARDELLI il 19 Giugno 2005.
Saluto tutti voi, con grande affetto, con grande gioia, in questa occasione così significativa per questa comunità parrocchiale; ma direi per tutta la Diocesi e anche per tutta la società civile. Saluto con particolare referenza il Signor Sindaco, che ci onora con la sua presenza e sta qui a significare la collaborazione attiva e operosa che ha reso possibile questa opera, che oggi vede il suo inizio. Saluto il parroco Don Luciano, grande animatore da poco tempo in questa comunità, ma subito all’opera per realizzare questo progetto che non è più un sogno ma comincia ad essere una realtà; non è solo un progetto materiale ma è anche il segno di un impegno per l’edificazione di quella chiesa viva in cui ognuno di noi è una pietra; come ci ricordano queste belle magliette che portate oggi in questa occasione. “Pietre vive della Chiesa” è questo il progetto in definitiva che presiede anche all’opera muraria. Un saluto ovviamente a questa moltitudine di ragazzi che è qui e che affollano la nostra Chiesa e che ci da il polso del futuro. Per questo futuro anche noi edifichiamo la Chiesa di San Miniato Basso “la Chiesa della trasfigurazione del Signore” . Un saluto ovviamente ai vari componenti di questa comunità: al coro sempre presente e partecipe e a tutti voi membri di questa comunità prosperosa. Una comunità che si è andata sempre più intensificandosi è diventata sempre più numerosa, è la comunità parrocchiale più grande del comune. Un saluto davvero affettuoso a tutti voi in questa occasione così bella. Oggi posiamo la prima pietra e poi ne seguiranno tante altre fino a realizzare appunto la nuova Chiesa, il nuovo edificio. Domandiamoci per un momento qual è il senso, il significato dell’edificazione che oggi prende il suo via. Ecco io vedo nell’edificazione di questa nuova Chiesa un segno innanzitutto di fede, perché noi edifichiamo la casa della comunità cristiana, noi andiamo ad edificare un luogo sacro al cui centro sarà l’altare la mensa dove si celebra il sacrificio di Cristo, dove si rivive la cena del Signore. Dunque innanzitutto questa nuova casa è un segno di fede, di quella fede cristiana di cui San Paolo oggi ci ha espresso il succo. La fede cristiana, che cosa vuol dire? Vuol dire che noi crediamo che c’è salvezza nell’uomo, crediamo che in Gesù Cristo c’è la salvezza dell’uomo, l’uomo che è tentato continuamente di negare se stesso, l’uomo che è tentato continuamente di cedere all’egoismo, l’uomo che è tentato continuamente di dividersi e frantumarsi in mille rigoli contrastanti l’uno con l’altro. Ecco questo uomo non è destinato alla tristezza della morte non è destinato alla sconfitta; ma è destinato alla gloria è destinato alla beatitudine, è destinato al bene, è destinato ad essere in comunione con gli altri, a formare una famiglia di fratelli che si amano. Questa è la nostra fede, la fede nel Cristo che ha vinto la morte, la fede nel Cristo che dà salvezza all’uomo. Come diceva San Paolo: seppure il peccato e la morte si è diffusa nel mondo, più grande più formidabile più straordinaria è la grazia di Cristo che salva. Da quando Gesù ha patito sul patibolo della croce, è morto ed è risorto, ecco c’è salvezza per l’uomo in Cristo, davvero possiamo in Lui sperare, possiamo in Lui trovare le parole della vita, in Lui possiamo trovare l’energia la forza che ci fa camminare verso un progetto di comunione e di amore. Quindi la Chiesa che andiamo edificando è innanzitutto un segno di questa fede cristiana, della consapevolezza che in Cristo e nel suo sacrificio d’amore c’è la salvezza nostra, la salvezza del mondo, la salvezza dell’umanità. La Chiesa che stiamo edificando è anche segno di speranza perché poniamo in essa una realtà che non servirà solo ora, ma servirà anche alle generazioni che verranno, questi ragazzi che cresceranno, ma anche a coloro che verranno dopo di loro. Edifichiamo questa Chiesa perché pensiamo che il mondo non finirà, ma il mondo continuerà perché è amato da Dio, allora questa Chiesa che edifichiamo è segno di speranza è segno che non dobbiamo buttarci giù, non ci dobbiamo abbattere, non ci dobbiamo rassegnare, non ci dobbiamo intristire nella delusione sperimentando le nostre debolezze, NO! Dobbiamo guardare avanti con fiducia, dobbiamo sapere che le nostre difficoltà potranno essere superate se ci mettiamo insieme, se collaboriamo, se ci diamo da fare, se mettiamo in circolo le nostre risorse migliori. Questo edificio appunto non è l’edificio che segna la morte, non è un edificio funebre no! È un edificio di speranza che scommette sul futuro, è un edificio che fa i conti sulla possibilità anche un domani di saperci incontrare, di saperci venire incontro, di saper dialogare e farsi partecipi l’uno delle gioie e delle sofferenze dell’altro. Segno di speranza perchè mentre si ergerà questa Chiesa, pian piano nel tempo che abbiamo davanti, noi ci sentiremo rincuorati nella speranza, e ci sentiremo spronati ad andare avanti a costruire un mondo migliore di come l’abbiamo trovato. Ci sentiremo spronati a mettercela tutta a darci da fare a impegnarci per le generazioni che verranno per lasciare davvero questo mondo migliore di come l’abbiamo trovato. Infine questa Chiesa è segno dell’amore, segno di carità, perché la Chiesa serve per radunare il popolo, serve per far incontrare il popolo, serve per raccogliere in armonica unità i giovani e i vecchi, i grandi e i piccoli di qualsiasi condizione e razza. La Chiesa è fatta per accogliere, per abbracciare perché ognuno si possa trovare a suo agio nel suo interno e la Chiesa che sta sorgendo in questo luogo permetterà a molti di incontrarsi e relazionarsi e sarà un luogo propulsore di carità e di amore. Da questa Chiesa, da questa comunità continueranno a partire energie di amore di solidarietà, energie di condivisione di partecipazione ai bisogni e alle necessità degli uomini. Accanto a questa Chiesa significativamente sorge già la Confraternità di Misericordia, l’opera visibile che testimonia l’impegno verso gli altri; e ci sta davvero bene accanto alla Chiesa che sta sorgendo, perché sono in fondo un tutt’uno. Questa Chiesa, il suo edificio è segno di carità, segno di vocazione all’unità, all’amore che il cristiano ha. Segno anche di un impegno di carità e di amore verso tutti che il cristiano e la Chiesa, necessariamente devono mettere in atto. Ecco! Si! questo edificio capite bene non è solo un edificio materiale ma è segno di fede, di speranza e di carità e noi che iniziamo a costruirlo vogliamo non solo mettere un mattone sopra l’altro; ma vogliamo mettere le nostre vite una accanto all’altra, per essere pietre vive per crescere insieme alla Chiesa, all’edificio materiale, per crescere insieme come comunità di fede di speranza e di carità. |
L’anno del Signore 2005, la domenica 19 giugno, nel primo anno del pontificato di S.S. Benedetto XVI e nel sesto anno di presidenza della Repubblica dell’On. Carlo Azeglio Ciampi, S.E. Mons. Vescovo Fausto Tardelli, Vescovo di San Miniato, dopo l’Eucaristia celebrata nella chiesa dei Santi Stefano e Martino, ha benedetto e posto la prima pietra del nuovo edificio di culto che verrà dedicata alla Trasfigurazione del Signore.
Guardando con speranza al futuro, il popolo di Dio che vive a San Miniato Basso ricorda, con gratitudine verso il Signore, alcune tappe fondamentali della sua storia.
La parrocchia dei Santi Stefano e Martino al Pidocchio (poi Pinocchio) fu costituita dal Vescovo Brunone Fazzi il 25 novembre 1780, dopo la soppressione delle antiche chiese, ormai cadenti, di Santo Stefano all’Ontraino, di Santa Lucia a Scoccolino, di Santa Maria a Soffiano e della Propositura di San Martino in Faognana.
La chiesa parrocchiale, costruita lungo la via Regia, in prossimità del ponte del Pidocchio (poi Pinocchio), fu inaugurata e benedetta il 15 agosto 1783.
Aumentata la popolazione, la prima chiesa fu ampliata e consacrata dal Vescovo Francesco Maria Alli-Maccarani il 28 aprile 1861.
In occasione della costituzione da parte del Comune della frazione di San Miniato Basso, il 19 ottobre 1924, il Vescovo Carlo Falcini elevava la Prioria a Propositura dei Santi Martino e Stefano.
Da alcuni decenni, per il consistente aumento della popolazione, la chiesa parrocchiale è divenuta insufficiente ad accogliere i fedeli e già il Vescovo Edoardo Ricci ed il Proposto Don Vinicio Vivaldi si erano adoperati nell’intento di creare le condizioni per la realizzazione di un nuovo edificio di culto.
Finalmente, superate diverse difficoltà, è stato possibile dare inizio ai lavori per la costruzione della nuova chiesa. Il progetto è stato preparato dall’Arch. Silvia Lensi de dall’Ing. Sergio Gronchi e verrà realizzato dalla Ditta edile Cerbioni con il contributo della Conferenza Episcopale Italiana, della diocesi e della comunità parrocchiale.
Un solerte Comitato paesano coadiuva il Proposto Don Luciano Niccolai nel portare a compimento quest’opera che iniziamo nel nome della Santa Trinità, confidando nell’aiuto della Beata Vergine Maria Assunta in cielo e dei Santi patroni Stefano, protomartire e Martino, Vescovo.
A ricordo dell’avvenimento questa pergamena è stata posta nella prima pietra della nuova chiesa. |