Sabato 6 marzo 2010, all’inizio della Messa festiva, è stata benedetta ed esposta alla venerazione dei fedeli, nella nuova chiesa della Trasfigurazione, l’icona della Madre di Dio della Tenerezza.
La tradizione vuole che la prima immagine di Maria, Madre del Signore, sia stata dipinta dall’evangelista Luca. Il modello è stato tramandato nei secoli nella sua semplicità comunicativa ed espressiva, ma ricco di contenuti simbolici e teologici.
L’ICONOGRAGO (SCRITTORE DI ICONE)
Ora quest’immagine è stata di nuovo “scritta” (perché una icona non si dipinge ma si scrive) per la nostra comunità parrocchiale dall’iconografo russo Alexandr Stal’nov, nel suo atelier di San Pietroburgo. Insegnante di iconografia all’Accademia Teologica della sua città, Stal’nov da anni dipinge icone in tutta la Russia ed all’estero. Anche in Italia ha dipinto diverse icone e dal 1993 tiene corsi di iconografia in Italia ed ha avuto tra i suoi allievi i più affermati iconografi italiani.
Lo abbiamo conosciuto per mezzo di Paola Gabbanini che ha frequentato i suoi corsi. Alexandr Stal’nov è un laico ortodosso e questo dà un carattere ecumenico alla nostra icona. Lui stesso ce l’ha portata, il 1 marzo scorso, con la propria macchina: è partito da San Pietroburgo, ha attraversato il gelo della Russia, con il traghetto sul Mar Baltico è giunto a Amsterdam da dove, attraverso le autostrade del centro Europa, ha raggiunto la Toscana e la nostra chiesa.
LE ANTICHE REGOLE DELL’ICONA.
Una icona, la nostra, che viene davvero da lontano in senso geografico ed in quello storico.
L’icona, infatti – come si diceva – si rifà ai canoni fissati nella tradizione della Chiesa antica, ancora indivisa. La nostra icona è stata realizzata nel rispetto di queste regole: a mano, con materiali naturali. La tavola, in legno di tiglio stagionato con zeppe di quercia che la rendono solida, è alta cm 170 per 110. Dopo essere stata ben levigata e coperta di uno strato di gesso e colla di animale è stata eseguita la doratura con oro zecchino a 24 carati. Anche l’aureola della Vergine e del Bambino è stata realizzata a pennello con gesso e dorata con oro bianco. La pittura, a velature con colori naturali: terre e minerali macinati (alcuni molto preziosi come il lapislazzuli) resi polvere e mischiati con torlo d’uovo.
Anche la veste del Bambino ed il manto di Maria hanno filamenti in oro fatti a pennello. Tutti questi passaggi, preceduti dalla preghiera, esprimono un profondo rispetto verso le persone rappresentate.
UNO SGUARDO SULL’INVISIBILE
Una icona non è un semplice quadro o una bella immagine sacra ma, in qualche modo, rende presente la persona rappresentata. Diventa una finestra sull’invisibile, sull’eternità.
Nel culto delle antiche icone i Padri della Chiesa affermavano: “Quanto la Scrittura rivela e annuncia, l’icona la manifesta” con colori, forme, simboli. Per i cristiani greco-ortodossi l’icona è un sacramentale: un luogo intimo di incontro con Dio.
Anche per i fedeli di San Miniato Basso l’icona della Madre di Dio della Tenerezza è una opportunità di un incontro personale, per la grazia dello Spirito, con il Signore e sua Madre. Occorre quindi metterci davanti a questa immagine con gli occhi illuminati dalla fede, perché l’icona ci apra alla realtà invisibile dell’amore di Dio.
SIGNIFICATO TEOLOGICO
L’icona della Madre di Dio della Tenerezza pur essendo una immagine di Maria, è in realtà una icona di Cristo perché Maria è la via che ci porta a Gesù.
Il bambino appare adulto, è il Signore, colui che insegna con “autorità”. Tiene in mano il rotolo delle Scritture perché è la Parola di Dio fatta carne, il Figlio di Dio che si è fatto uomo, figlio di Maria. La Vergine è rivestita di un manto orlato d’oro ad indicare la sua regalità, sul manto vi sono disegnare tre stelle (visibili solo due perché la terza è coperta dal Bambino) ad indicare che Maria, Madre di Dio, è vergine prima, durante e dopo il parto.
Sempre sull’orlo del manto vi è una scritta, in slavo antico, con una preghiera rivolta a Maria.
Il volto della Vergine è leggermente inclinato ed appare triste: è la Madre che parteciperà alle sofferenze del Figlio per la salvezza del mondo. I suoi occhi sono aperti sull’infinito, l’infinito del cuore materno dove possiamo sempre immergerci.
Nell’icona siamo invitati a contemplare l’abbraccio tra Dio e l’umanità, tra il Creatore e la sua creatura.
SIGNIFICATO LITURGICO
La nostra icona ci rimanda a ciò che avviene nella liturgia eucaristica: incontriamo e accogliamo il Signore Gesù.
Maria diventa immagine della comunità dei fedeli che accolgono Cristo nella fede. Le mani della Madre del Signore ripetono il gesto di chi accoglie il Pane eucaristico sulla mano sinistra e con la destra se lo porta alla bocca per la comunione.
Una icona davvero da contemplare con fede per entrare in quell’abbraccio di amore tra la Madre e il Figlio, perché anche la nostra vita diventi risposta d’amore a Dio che ci ama.
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